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18 febbraio 2010

Le fonti energetiche tradizionali e quelle naturali

 
di Emanuela Melchiorre
pubblicato su
http://www.ragionpolitica.it/ il 16 febbraio 2010

L'energia è troppo cara. Questo dato di fatto caratterizza soprattutto l'economia italiana, che detiene il triste primato in Europa per il suo alto costo, come ha certificato l'Ocse in un suo recente rapporto. La ricerca di fonti di energia che rispondano a criteri di disponibilità e di economicità ha da sempre interessato l'attività produttiva umana e rappresenta una sfida continua per poter conservare e aumentare il benessere dell'umanità. Nella storia dell'umanità le forme di energia utilizzate per millenni sono state quelle di natura animale. La forza muscolare umana, quella del cavallo e quella del bue hanno permesso di compiere le più antiche attività lavorative, quali la raccolta dei frutti spontanei della terra, la caccia e la pesca e, dopo la scoperta dell'agricoltura, la coltivazione dei campi. Esse appartengono alle forme di energia cosiddetta meccanica, che produce, cioè, direttamente il lavoro.

Accanto alle forme di energia meccanica esiste un'altra forma di energia, quella termica conosciuta dall'uomo primitivo, dopo la scoperta del fuoco. Alle forme di energia primordiali di derivazione animale o collegabili all'uso del fuoco, che hanno caratterizzato per lunghi secoli la vita economica dei popoli, si sono aggiunte l'energia di natura vegetale derivante dalla legna, quella delle acque (energia idrica) e quella dei venti (energia eolica).

Ma la scoperta che più delle altre ha inciso sulla vita lavorativa dell'uomo è stata quella che il calore può produrre energia meccanica indirettamente, attraverso la produzione del vapore. Tale scoperta fu utilizzata originariamente da James Watt, che iniziò a produrre la sua macchina a vapore, adoperata per la prima volta per trainare i carrelli nelle miniere di carbone inglesi e, successivamente, da altri, per i più diversi tipi di macchine. Fu questa scoperta, con la possibilità di trasformare in energia calorifera e quindi meccanica l'energia prodotta dalla combustione della legna o del carbone prima, degli idrocarburi e dei liquidi gassosi poi, ad aprire la strada alla rivoluzione industriale del XVIII secolo.

L'utilizzazione di energia calorifera per produrre energia meccanica aveva permesso ben presto di scoprire una terza forma di energia, quella chimica. Allorché, attraverso la combustione della legna o del carbone si iniziò a produrre calore, ci si rese conto di trasformare in tal modo la sostanza chimica contenuta in quei materiali in energia calorifera, trasformabile a sua volta in energia meccanica.

Non una forma nuova di energia, ma la possibilità di meglio usufruire delle diverse forme di energia fin qui elencate (meccanica, calorifera e chimica) è stata resa possibile dalla scoperta della elettricità, che, permettendo di disporre attraverso il comodo trasporto realizzato con le reti elettriche dell'energia ovunque prodotta nei luoghi ove essa serve, e di poterla utilizzare attraverso la semplice manovra di un interruttore, ha consentito alla civiltà contemporanea di assumere il suo volto attuale e di raggiungere il suo livello di benessere.

A ben considerare, tutte le forme di energia tradizionale trovano la loro origine esclusivamente in due fonti, la gravità e il sole, che si possono quindi considerare le vere fonti primarie di ogni altra forma di energia. È possibile infatti riportare alla fonte della gravitazione universale l'energia idrica e quella che sarebbe ricavabile dalle maree, in quanto determinate dall'attrazione lunare e solare.

Le altre forme di energia convenzionale sono normalmente forme di energia provenienti dal sole. L'energia chimica dei combustibili tradizionali (legna, carbone, idrocarburi) è, infatti, energia proveniente dal calore solare, perché è attraverso la fotosintesi clorofilliana che si sintetizza la materia organica. L'energia solare assorbita durante la fotosintesi rimane conservata nelle piante anche quando si trasformano in carbone o quando, attraverso la catena alimentare, entrano nel regno animale per servire da nutrimento a quegli organismi che si trasformeranno poi in depositi di idrocarburi. All'energia solare va ricondotta, altresì, l'energia del vento o delle correnti marine di diversa temperatura, nonché il perenne rinnovarsi dell'energia idrica, collegata al ciclo dell'acqua.

A tutte le forme di energia tradizionale si è aggiunta, da ultimo, l'energia nucleare. Essa non si inquadra nella fisica cosiddetta classica, ma deriva dalla scoperta fondamentale della fisica relativistica, che ha stabilito, con Albert Einstein, l'equivalenza tra massa ed energia ed ha potuto calcolare che una immensa quantità di energia è ricavabile da una quantità minima di materia. In sostanza, attraverso le diverse forme di reazione nucleare, cioè tra le particelle costituenti i nuclei degli atomi, si può generare un'enorme quantità di energia sia per scissione (fissione) dei nuclei degli elementi pesanti, quale l'uranio, sia per unione (fusione) di nuclei di elementi leggeri, quali l'idrogeno e l'elio. Allo stato attuale della sperimentazione è possibile ricavare energia solo tramite la scissione. Forse già i nostri nipoti potranno assistere all'introduzione della fusione nucleare nell'ambito della produzione industriale.

Alla luce di quanto esposto, considerando che l'energia solare è energia proveniente da reazioni nucleari, e particolarmente dalla fusione di nuclei di idrogeno che formano elio, è possibile affermare che tutte le forme di energia che si usano per generare lavoro hanno origine da due soli fonti primarie, la gravitazione universale e le reazioni nucleari. Rendersi conto di ciò implica che non esistono forme di energia «naturale» (come nell'immaginario collettivo sono normalmente percepite le fonti eoliche e quelle fotovoltaiche) contrapponibili alle forme di energia «artificiale» (come sarebbe ad esempio quella da fissione nucleare).

Le scelte dell'uomo sono state al presente più volte determinate da questa distorta percezione e dalla oscura paura di violentare la natura attraverso l'utilizzo di fonti di più recente scoperta e, quindi, meno conosciute. La consapevolezza che l'intero universo è mosso dalla gravitazione e dall'energia nucleare deve solo spingere a conoscerle meglio e a sfruttarle riducendo i rischi di pericoli.

Le scelte del policy maker, frutto di una visione non solo tecnica e attuale ma anche storica, libere dalle briglia delle ideologie e dei timori, possono sempre più derivare, quindi, da parametri oggettivi di carattere economico, quali, in primo luogo, la struttura dei costi di realizzazione degli impianti e per la sicurezza, l'ingombro del territorio, i costi di produzione, la trasportabilità dell'energia. Possono, inoltre, guardare anche alla struttura distributiva del mercato energetico nostrano ed europeo, al fine di contenere i prezzi al consumo dell'energia, per la forte incidenza che essi hanno sui prezzi di tutti gli altri beni prodotti dalle società contemporanee.



15 febbraio 2010

Il rischio che le imprese estere fuggano dall'Italia

di Emanuela Melchiorre - La multinazionale americana Alcoa ha recentemente deciso di trasferire i propri impianti produttivi di alluminio dall’attuale sede di Portovesme, Sulcis, in Sardegna verso il mercato arabo. Poiché le agevolazioni godute in termini di bollette energetiche meno care, sospettate di costituire aiuti di stato vietati dal Trattato di Maastricht, sono attualmente oggetto di indagine in sede europea, la società ha potuto giustificare ufficialmente la propria decisione adducendo il prezzo eccessivo che dovrebbe pagare per l’energia.

La decisione della multinazionale americana avrà una ripercussione rilevante sull’economia nazionale. L’alluminio, la cui produzione intra-Ue non è affatto in grado di coprire l’intero fabbisogno comunitario, viene importato da paesi extra-Ue. Ebbene, l’Unione europea applica un’addizionale del 6% a queste importazioni, un dazio che ha forti conseguenze negative sull’intera filiera produttiva, che comprende un gran numero di settori produttivi, dalla componentistica auto agli elettrodomestici, dai materiali per gli infissi all’imballaggio.

Altra conseguenza ancora più grave e dagli effetti più immediati, riguarda il gran numero di posti di lavoro che saranno perduti e con essi il moltiplicarsi delle difficoltà finanziarie di molte famiglie.

Allo stesso tempo però occorre porre attenzione ad altre riflessioni. A fronte dell’esercizio da parte della società produttrice della propria facoltà di scelta in termini di localizzazione dei propri impianti, il governo italiano vorrebbe imporre la confisca degli impianti della società in Italia. Senza dubbio tale misura rappresenterebbe un’ingerenza nell’ambito dell’attività privata, anche se giustificata in termini di risarcimento dei gravi costi che la collettività ha sostenuto nel tempo per garantire la permanenza della società entro i confini nazionali. Tale ingerenza costituirebbe, però, un grave precedente in termini di reputazione del paese nei confronti delle multinazionali che intendessero localizzare in parte o in toto la propria produzione sul territorio italiano. A fianco degli elevati costi energetici che tali società dovrebbero sostenere (secondo il recente rapporto Ocse, l’Italia ha il primato nei costi di energia in confronto a tutti gli altri paesi dell’Unione europea), vi sono anche altri costi e inefficienze che dovrebbero affrontare. In primo luogo, i contenziosi amministrativi e civili in Italia sono estremamente lunghi, dell’ordine di diversi anni. A tale non piena certezza del diritto, si affianca il livello elevato dell’imposizione fiscale (intorno al 43% o 45% del Pil a seconda delle diverse fonti istituzionali a fronte del 39% inglese, del 37% greco, del 35% spagnolo, del 36% della media Ocse e del 28% degli Stati Uniti). Il mancato rispetto da parte del governo della libertà di scelta delle imprese costituirebbe indubbiamente un ulteriore grave fattore di dissuasione.

Consci di molti di questi ostacoli, il governo ed il Parlamento stanno cercando di porre alcuni rimedi urgenti. Tutti i disegni di legge sulla giustizia in esame alle camere, dal processo breve al legittimo impedimento, dal lodo Alfano bis alla reintroduzione della immunità parlamentare rappresentano un primo passo in avanti verso una radicale riforma della governabilità del paese necessaria per qualsiasi altro provvedimento. Un ulteriore passo nella stessa direzione sarà costituito da una riforma più organica della giustizia.

Il problema della gravità dei costi dell’energia è stato affrontato e dovrà essere ulteriormente affrontato nell’ambito della politica energetica nazionale, che dovrebbe insistere in una più ampia politica energetica europea, per ora del tutto carente. La scorsa estate è stato approvato in Italia il quadro legislativo di riferimento per l’energia nucleare e, in piena tabella di marcia, proprio questa settimana le Commissioni Attività Produttive e Ambiente alla Camera sono impegnate nell’esame di atti del Governo in materia di energia e realizzazione di impianti nucleari. All’attenzione dell’opinione pubblica si pone, quindi, il tema dei siti che ospiteranno le centrali e l’impianto dello smaltimento dei rifiuti radioattivi. Il prossimo consiglio dei ministri che avrà luogo questa settimana dovrebbe identificare i luoghi dove far sorgere le programmate centrali nucleari. Tale decisione costituirà il primo vero passo del piano energetico del governo italiano.

La via maestra da seguire è senza dubbio quella della diversificazione delle fonti energetiche (a favore della produzione nucleare e dell’import di gas e a sfavore delle importazioni di petrolio), della realizzazione di infrastrutture che garantiscano l’approvvigionamento da mercati diversificati (come ad esempio i rigassificatori) e la produzione di energia a costi competitivi (appunto il nucleare), il tutto seguendo logiche di sostenibilità economica, che impongono ricavi maggiori dei costi. Tale via esclude a livello nazionale le fonti cosiddette “alternative” di energia eolica e fotovoltaica, in quanto contraddicono tutti i principi menzionati. In particolare, con la tecnologia fino ad ora acquisita la produzione eolica e fotovoltaica non copre i propri ampi costi e comporta la necessità di una sovvenzione pubblica alla produzione che costituisce, tra l’altro, un’eccezione de facto ai divieti del Trattato di Maastricht.

Restano in piedi altre questioni, che sembrano caratterizzare il nostro paese e la sua scarsa capacità di attrarre investimenti dall’estero. Gioca un ruolo importante nel momento delle scelte strategiche delle imprese la struttura dei costi dei nuovi insediamenti, in termini non solo energetici, ma anche e soprattutto in termini di efficienza dell’ambiente economico circostante. L’eccessiva burocrazia e l’inefficienza della pubblica amministrazione ostacolano ogni forma di imprenditoria, sia nazionale, sia e soprattutto internazionale.

Questi argomenti aiutano a comprendere la difficoltà italiana nell’attrarre investimenti dall’estero. L’Italia risulta essere, infatti, al quinto posto in graduatoria europea attraendo appena il 2% degli investimenti esteri extraUe, preceduta da Regno Unito (17%), Francia (9%), Germania e Spagna (6% ciascuna).

L'Italiano - Martedì 09 Febbraio 2010 17:54 ECONOMIA


www.litaliano.it


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27 giugno 2008

La questione abitativa

 

di Emanuela Melchiorre 
pubblicato su www.ragionpolitica.it il 27 giugno 2008

Dopo la soppressione dell'Ici per la prima casa non di lusso e la convenzione Governo-Abi sulla negoziazione dei mutui a tasso variabile, il governo ha nuovamente affrontato con la Finanziaria la questione abitativa, che risulta essere un problema complesso e variegato e che riguarda molti aspetti della vita sociale ed economica del paese. Le nuove disposizioni in tema abitativo integreranno un quadro di politiche già avviate a favore delle categorie meno abbienti, al fine di aumentare il loro reddito disponibile e i loro consumi, favorendo, altresì, la formazione di nuove famiglie, oggi in forte crisi.

Il governo ha, infatti, annunciato che entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della Finanziaria sarà varato un Piano nazionale per la realizzazione di «misure di recupero del patrimonio abitativo esistente e di costruzione di nuovi alloggi». In sintonia con i provvedimenti della Finanziaria, anche il sindaco di Roma Alemanno, nonostante il grave deficit di bilancio ereditato dall'amministrazione Veltroni, ha reso noto che farà partire l'erogazione di 10.156 «buoni casa» in assegni circolari di importi variabili, intorno ai 3.100 euro, distribuiti dai municipi cittadini, a favore delle persone a basso reddito, per attenuare il peso del «caro affitto».

Il valore complessivo dell'edilizia residenziale che sarà oggetto del «piano casa», secondo le stime del Tesoro, è di 23 miliardi di euro e di un milione circa di appartamenti, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Il piano offre molte innovazioni rispetto ai piani abitativi che negli anni pregressi si sono alternati. In primo luogo, prevede che il ricavato della dismissione degli alloggi ex Iacp dovrà essere destinato a interventi «volti ad alleviare il disagio abitativo». Inoltre, alle tradizionali categorie disagiate alle quali il piano abitativo è destinato (famiglie a basso reddito, anziani in condizione di svantaggio socio-economico, sfrattati e inquilini con reddito annuo lordo complessivo familiare basso o con handicappati o con anziani nel nucleo familiare) si aggiungono altre due categorie: gli studenti fuori sede e gli immigrati regolari. Oltre a ciò, il prezzo di vendita al quale gli alloggi saranno venduti verrà calcolato non già sul valore catastale dell'immobile, come avveniva in passato, ma in modo tale che la rata del mutuo che l'inquilino dovrà pagare per l'acquisto dell'abitazione non dovrà essere sostanzialmente diversa dal canone di locazione, per evitare un aggravio dei costi e garantire una sostenibilità dell'operazione di compravendita per i meno abbienti. Infine, secondo quanto previsto dal provvedimento, tutta l'operazione della creazione di nuovi alloggi sarà finanziata mediante il reperimento di risorse finanziare ora parcellizzate in molti fondi inutilizzati e concentrate in un unico fondo pari a 800-900 milioni di euro, che si andrà a sommare al ricavato della vendita degli immobili ex Iacp.

Nei programmi di promozione dell'edilizia sociale verranno coinvolti anche i soggetti privati, attraverso gli aiuti alle cooperative edilizie costituite fra persone indicate dal provvedimento (famiglie svantaggiate, immigrati regolari ecc.), le agevolazioni fiscali, i diritti edificatori e i premi in volumetria edificabile alle imprese edilizie che destineranno una quota non inferiore al 60% delle nuove unità abitative alla «social housing» (edilizia sociale).

Da un punto di vista generale, è noto che in Italia circa il 73% delle famiglie possiede l'abitazione in cui vive. Per le restanti famiglie, specialmente per quelle con reddito medio-basso e in particolare nelle grandi città, il «caro-casa» ha raggiunto negli ultimi anni livelli progressivamente divenuti insostenibili, in conseguenza non solo dell'alto livello dei mutui e degli affitti, ma anche della contrazione nella produzione di alloggi da parte dell'edilizia pubblica popolare.

Il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica e privata da parte del governo dovrebbe risolvere molti problemi, tra i quali quello dell'occupazione abusiva di immobili privati e pubblici, che provoca grave danno alla collettività e soprattutto ai piccoli proprietari. Costoro praticamente si vedono spesso espropriati del proprio bene, mentre la giustizia latita e impiega anni per stroncare gli abusi che, specie a Roma, sono più che numerosi e hanno le loro cause nell'infelice politica dell'amministrazione di Rutelli e di Veltroni.

La questione abitativa ha raggiunto in Italia livelli di emergenza per la concorrenza di più fattori. Relativamente agli ultimi decenni si rileva in primis, che la speculazione nel mercato immobiliare, che ha caratterizzato le economie industriali dopo lo scoppio della bolla tecnologica della new economy, in questi ultimi anni ha fatto lievitare i prezzi delle abitazioni residenziali e degli immobili industriali fino a triplicarli, senza alcuna valida ragione. Inoltre, si è assistito alla flessione nella costruzione di alloggi popolari in questi ultimi anni e alla dismissione degli immobili residenziali degli Enti previdenziali, degli ex Iacp e dei Comuni, che ha favorito le grandi società immobiliari, con ripercussioni sui prezzi di vendita e sui canoni di locazione.

Intanto, continua l'alienazione degli immobili residenziali degli enti locali e regionali e di gran parte del patrimonio abitativo del ministero della Difesa. A ciò si aggiunge che anche importanti compagnie d'assicurazione e banche hanno attuato processi di dismissione e vendita dei loro immobili residenziali, concentrati soprattutto nelle grandi città. L'alienazione degli immobili pubblici è avvenuta fino ad oggi trascurando le esigenze di politica abitativa, poiché le risorse liberate in gran parte non sono state destinate alla creazione di nuovi alloggi, ma prevalentemente alla riduzione del debito pubblico, sottovalutando le ricadute in termini sociali e di mercato di tale operazione. Gran parte degli immobili così alienati sono stati, inoltre, assoggettati dalle società intermediarie ad un cambio di destinazione, da abitativa a commerciale, e si è ridotta, in tal modo, sensibilmente la disponibilità delle abitazioni sul mercato. A farne le spese sono i pensionati poveri che trovano grandi difficoltà nel sostenere mensilmente l'onere dell'affitto, così come le giovani coppie monoreddito o con un lavoro precario. Le innovazioni che saranno introdotte dal piano casa della legge Finanziaria sono state elaborate per non ripetere gli errori del passato.

Concludono il quadro del crescente costo dell'abitazione le considerazioni relative all'imposizione fiscale che in Italia è elevata e penalizzante (vedi l'imposta di registro, l'Irpef, l'Ici sulle seconde case e sulle prime case date in locazione, la nettezza urbana, ecc.). Né si possono trascurare le spese notarili. Tutti questi oneri ricadono sui proprietari degli immobili, così come gli altri oneri connessi (condominio, manutenzione, sicurezza, oneri amministrativi e burocratici). Questo significa che molto si può e si deve ancora fare per intervenire nell'ambito del mercato immobiliare per incentivare la produzione di alloggi e l'industria edilizia, che come è noto ha un moltiplicatore del reddito molto elevato. Inoltre, occorre facilitare il processo di compravendita, riducendo i costi sia di acquisto che di gestione dell'investimento immobiliare. Tutto ciò servirà, oltre che a sostenere i consumi e il reddito, a incidere positivamente sulle dinamiche demografiche, aiutando soprattutto le giovani coppie, quelle che il ministro delle politiche giovanili, Giorgia Meloni, chiama «eroi», a sostenere le difficoltà di un figlio e di una famiglia, nonostante un lavoro precario.

Emanuela Melchiorre




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26 giugno 2008

Bolle speculative: manca un coordinamento globale


di EMANUELA MELCHIORRE pubblicato su  www.ideazione.com

[26 giu 08] Il periodo che va dagli inizi degli anni Novanta fino ai primi anni del nuovo millennio è stato caratterizzato dalla new economy, ovvero da quella nuova economia che a molti analisti di allora era parso che avrebbe operato una vera rivoluzione nei sistemi economici di tutto il mondo. In altre parole, si pensava allora che questa nuova via dell’economia, più tecnologica, potesse soppiantare in gran parte, se non del tutto, la old economy, come se i prodotti alimentari, energetici e industriali dovessero giocare solo un ruolo di second’ordine rispetto alla nuova via dell’economia dei servizi, imperniata su quelli finanziari. Ne scaturì la nota corsa alla speculazione di borsa che gonfiò la bolla tecnologica, durata per tutta l’amministrazione Clinton e poi scoppiata con perdite ingenti per i risparmiatori. Mancando i controlli, la speculazione innescò la bolla dei beni rifugio, in particolare l’oro e gli immobili, fino a triplicarne i valori nominali con la complicità delle banche, tramite il sistema della cartolarizzazione dei mutui, ideato per mobilizzare i crediti incagliati e poi trasformatosi in un potente strumento di speculazione con i mutui cosiddetti subprime, concessi cioè a clienti meno affidabili. Le società di cartolarizzazione, vere finanziarie speculative, hanno emesso a getto continuo i titoli “spazzatura” che già avevano provocato ingenti danni.

Nell’agosto del 2007 è esplosa la bolla speculativa immobiliare, che ha comportato un crollo dei prezzi degli immobili e una perdita in termini di capitali dei beni usati a garanzia dei prestiti. Le ripercussioni non si sono ancora esaurite e le difficoltà sembrano aumentare, specie per il comparto dei mutui a tasso variabile. Le insolvenze degli operatori privati si sono in tal modo moltiplicate e con esse si è ridotta la capacità delle banche di fare fronte ai loro impegni finanziari. Per affrontare questo nuovo pericolo di fallimento di molti grossi istituti di credito, sia americani sia degli altri Paesi industrializzati, le banche centrali, tra cui la Federal Reserve e la Banca centrale europea, sono corse ai ripari, immettendo massicce dosi di liquidità nel sistema. Non abbiamo ancora imparato la lezione che la cronaca dei mercati finanziari di questi ultimi anni ha tentato di impartirci. Così, dalla new economy ad oggi si è diffusa la mentalità che “giocare in borsa” è possibile, facile e, tramite i prodotti finanziari venduti da ragazzotti nelle banche, coinvolge anche il piccolo risparmiatore, disinformato e sprovveduto. Se però gli atteggiamenti emotivi e, in maggior misura, quelli dettati da ondate di panico dei piccoli risparmiatori causano perdite per loro stessi e per le loro famiglie, gli atteggiamenti assunti dai maggiori speculatori comportano gravi crisi finanziarie che si ripercuotono molto velocemente nell’economia reale dei Paesi industrializzati ed emergenti.

E’ quanto succede nei mercati delle materie prime. I capitali che fuggono dal mercato immobiliare confluiscono in quello dei prodotti energetici (per cui il prezzo del petrolio ha raggiunto la punta di 140 dollari al barile) e, in seconda battuta, in quello dei prodotti alimentari, con ripercussione sui prezzi e quindi accelerando l’inflazione (nell’Ue ha raggiunto ufficialmente oggi il valore del 3,7 per cento, ma quella effettiva è doppia) i cui effetti sull’economia sono lampanti. La speculazione trova particolare forza nelle operazioni sui futures, meri strumenti speculativi, sui prodotti energetici e sulle soft commodities (ovvero su riso, frumento, zucchero e olio), trattati in special modo alla borsa di Chicago e di Londra. In queste contrattazioni i prezzi sono aumentati ben oltre l’indebolimento del dollaro, trascinando anche quelli di altre materie prime. La speculazione ha vita facile per la mancanza di una cooperazione dei Paesi industriali in materia energetica. Sembrano rilevanti, infatti, per individuare una via d’uscita dalla grave impasse in cui si trova l’economia internazionale e in special modo quella europea, le argomentazioni circa una sostanziale implementazione di un gran numero di nuovi impianti nucleari, grazie al recente incontro e accordo tra Sarkozy e Gordon Brown, che è passato alla cronaca come l’ “asse franco-inglese” dell’energia, e grazie anche al piano energetico elaborato dall’attuale governo italiano, che prevede la costruzione di quattro nuovi reattori nucleari. Tale politica, anche se frammentata fra vari Paesi che si mostrano più intraprendenti e non elaborata e concertata a livello europeo, permetterebbe di ridurre i costi per la produzione energetica, i prezzi per il consumatore finale e la dipendenza dei Paesi Ue, ivi compresa l’Italia, da Paesi politicamente instabili. I suoi benefici, tuttavia, si sentiranno fra qualche tempo.

La crisi energetica e quella alimentare hanno evidenziato le incompetenze, l’indecisione, in sostanza l’inadeguatezza dell’attuale cooperazione internazionale. Il vertice mondiale sulla crisi alimentare organizzato dalla Fao dal 3 al 5 giugno scorsi, infatti, si è concluso con una “colletta” di otto miliardi di dollari di nuovi finanziamenti (di cui 190 milioni di euro dal governo italiano), senza però definire le vie operative e la ripartizione tra le diverse agenzie delle Nazioni Unite che si occupano della lotta contro la fame (la Fao, l’Ifad e il Wfp), né una via comune tra i 40 Paesi intervenuti per arginare la crisi e l’inflazione del nord del mondo e il diffondersi della fame nel sud. Anche il G8 dei ministri finanziari, riunitosi a Osaka il 14 giugno scorso, non ha elaborato rilevanti conclusioni riguardo le cause dell’inflazione delle materie prime, né è stato elaborato un piano di azione per contrastare, mediante forme di controllo o di indirizzo, le turbolenze sui mercati petroliferi e su quelli valutari. Interessanti sembrano essere le argomentazioni di Giulio Tremonti, che valorizzano il ruolo della redistribuzione dei “benefici da congiuntura”, mediante la sua Robin Hood Tax sui profitti della compagnie petrolifere. Occorrerà vigilare, affinché i petrolieri non trasferiscano il maggior onere sul prezzo al consumo, aumentandolo. Al contempo egli propone, in sede G8, di innalzare l’imposizione fiscale sulle operazioni a termine sul petrolio per scoraggiare gli atteggiamenti speculativi. Il mondo, nel frattempo, ha gli occhi puntati sulla imminente elezione presidenziale americana e attende ancora l’avvento di un “uomo nuovo” che sappia arginare la speculazione e riportarla entro i margini fisiologici e utili per il sistema produttivo e per l’economia mondiale. Nell’attesa è utile che gli imprenditori europei resistano alla tentazione dei facili guadagni della speculazione e reinvestano invece i capitali nelle proprie imprese, per innalzare l’apporto tecnologico e con esso la produttività del lavoro dei propri dipendenti.




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20 giugno 2008

La manovra fiscale

di Emanuela Melchiorre
pubblicato su www.ragionpolitica.it il 20 giugno 2008



La priorità per l'economia italiana è di tornare presto sul sentiero della crescita
e tale obbiettivo può essere raggiunto solo attraverso la lotta agli sprechi e alle inefficienze pubbliche e private, incentivando la produzione, la flessibilità e la produttività del lavoro. È in questa ottica, quella liberista che ha caratterizzato la strategia del premier fin dalle origini, che è stata approvata ieri dal Consiglio dei ministri la manovra fiscale da 13,1 miliardi di euro per quest'anno e da 35 miliardi per il prossimo triennio. Tale manovra presenta un modello di Stato, secondo le parole di Silvio Berlusconi, «che costa meno, che semplifica, che toglie vincoli e che produce libertà». Grazie a tale Finanziaria, sostiene il Premier, sarà centrato l'obbiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011 senza ricorrere a nuove tasse, eccezion fatta per le maggiori aliquote per il settore assicurativo, bancario e petrolifero.

Il pacchetto fiscale prevede, infatti, fra le molte novità, l'ormai nota «Robin Hood Tax» ovvero l'addizionale Ires sull'aumento di valore delle scorte petrolifere (che passerà dall'attuale 27% al 33%), che colpisce i cosiddetti «guadagni da congiuntura» della compagine petrolifera e che, secondo le previsioni, comporterà un maggior gettito di 4 miliardi di euro. Tali risorse saranno destinate a sconti alimentari e sulle bollette per i pensionati più poveri. Sul fronte fiscale è stato approvato l'aumento del prelievo per le banche e per le cooperative. A tal proposito, infatti, il commissario europeo alla concorrenza, Neelie Kroes, si era espresso nei giorni antecedenti al Consiglio dei ministri chiedendo formalmente alcune delucidazioni riguardo il favorevole regime fiscale di cui si sono avvantaggiate le cooperative fino ad oggi, in campo bancario e della grande distribuzione. Sono stati sollevati, inoltre, dubbi sulla compatibilità degli sgravi alle grandi cooperative e alle banche popolari.

Il ministro Tremonti ha annunciato ampi tagli alla spesa pubblica, specialmente a quella improduttiva, che comporteranno, secondo le previsioni del ministro, risparmi di 9-10 miliardi di euro tra Sanità, enti locali e Pubblica amministrazione. A tal proposito, infatti, è stato approvato il provvedimento che prevede un minor ricorso alle collaborazioni esterne per gli enti pubblici, contratti flessibili per le esigenze temporanee ed eccezionali, nonché un aumento della mobilità dei dipendenti pubblici, mentre, per garantire una maggiore trasparenza e, di conseguenza, una maggiore efficienza, ha vinto la linea già intrapresa dal ministro Brunetta, della pubblicazione sui siti internet delle retribuzioni dei pubblici dipendenti. Infine, sono previste l'abolizione dei «mini-enti pubblici» (sotto i 50 dipendenti) e una scrematura di quelli più grandi.

Per quanto riguarda il settore privato, la nuova strategia degli incentivi prevede la fine del regime fiscale agevolato per le stock options (che rappresentano una possibilità per i dipendenti di partecipare al capitale aziendale), mentre sarà esentato dall'imposizione fiscale il capital gain (ovvero il guadagno in conto capitale derivante da un'attività di compravendita di azioni, obbligazioni, titoli di Stato, derivati e valute) che verrà reinvestito in una nuova azienda o in «giovani imprese» con non più di 3 anni di vita.

La manovra approvata ieri introduce interessanti riforme. È stata annunciata la delega «fondamentale» che, secondo i piani di Tremonti e grazie alla ulteriore Finanziaria «snella» che sarà varata a settembre, farà scattare la sessione parlamentare che porterà all'approvazione del Federalismo fiscale, definito come «la vera riforma». Sarà introdotto, inoltre, il nucleare nel nostro paese (mediante il disegno di legge per la delega al Governo per la localizzazione dei siti nucleari) che, come detto molte volte su queste pagine, è la via obbligata per comprimere i costi energetici, ridurre il disavanzo di bilancia commerciale causato dalla cosiddetta «bolletta energetica» delle importazioni e ridurre la dipendenza dell'economia nazionale dalle politiche espansionistiche di paesi politicamente instabili. Entro il 2008, pertanto, saranno individuati i criteri per la localizzazione delle nuove centrali nucleari. Una delibera del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), su proposta del ministro dello sviluppo economico Scajola, definirà le «tipologie degli impianti di produzione elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale». Stesso iter sarà seguito per stabilire le procedure di autorizzazione.

Saranno liberalizzati i servizi pubblici locali, che ricadranno in tal modo sotto la logica della concorrenza tra operatori privati, comportando, come è auspicabile, una maggiore efficienza nel servizio e una riduzione delle tariffe, nonché una riduzione degli sprechi a carico dei contribuenti locali. Per garantire una maggiore flessibilità nell'ambito del mercato del lavoro verranno reintrodotti i contratti di lavoro previsti dalla legge Biagi «a chiamata» e di collaborazione occasionale, nonché, in un'ottica di «flexsecurity», le scelte sono state prese per facilitare il ricorso al part-time modificabile e all'abolizione a partire dal 2009 del divieto della cumulabilità tra pensione e retribuzione.

Saranno ridefiniti i Programmi del Quadro strategico nazionale 2007-2013 avviati dal precedente governo e i fondi, riallocati e destinati alle infrastrutture ritenute strategiche, saranno concentrati in pochi progetti prioritari, nell'ambito energetico, della telecomunicazioni, dell'ambiente (con particolare attenzione ai rifiuti) e dei trasporti. È prevista la costituzione della società per azioni «Banca del Mezzogiorno». Con un decreto del Tesoro, entro 4 mesi dall'entrata in vigore delle norme, sarà nominato il comitato promotore, che disciplinerà i criteri per lo statuto e le modalità di composizione dell'azionariato «in maggioranza privato e aperto all'azionariato popolare diffuso». L'apporto al capitale da parte dello Stato sarà di 5 milioni, da restituire entro 5 anni. Infine, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della manovra fiscale sarà varato un Piano nazionale per la realizzazione di «misure di recupero del patrimonio abitativo esistente o di costruzione di nuovi alloggi». Saranno previsti aiuti alle famiglie a basso reddito e alle giovani coppie, agli anziani e agli studenti, nonché agli immigrati regolari per l'acquisto della prima casa.

Emanuela Melchiorre




permalink | inviato da Ilbuonumore il 20/6/2008 alle 8:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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